EMDR: il metodo shock per trattare lo stress post traumatico

Aggiornato il da La Redazione Wengood

Certi traumi ci perseguitano e anche solo ripensarci ci provoca lo stesso dolore della prima volta. A volte ci disturbano nel sonno, come se il trauma vagabondasse da qualche parte dentro di noi, impriogionato nel nostro cervello, pronto ad attaccare non appena ricarichiamo le pile. L’EMDR – Eye-Movement Desensitization and Reprocessing – permette di curare in maniera efficace le conseguenze post-traumatiche, anche anni dopo. Vuoi saperne di più?

 
 Sommario

L’immagine di questo fantasma che ci perseguita non è frutto dell’immaginazione. Si spiega tramite la difficoltà del nostro cervello a trattare avvenimenti traumatici o shock emozionali.

Cos’è l’EMDR?

EMDR sta per Eye-Movement Desensization and Reprocessing ovvero Desensibilizzazione e ritrattamento (dell’informazione) tramite i movimenti oculari. Questo approccio terapeutico mira a sbloccare gli shock post traumatici e le manifestazioni emotive negative che ne derivano. Questo metodo arriva dritto dagli Stati Uniti, nello specifico da Francine Shapiro, psicologa. Dobbiamo a lei la scoperta nel 1987 della terapia EMDR.

🧠 Inizialmente utilizzata per le vittime di eventi traumatici come incidenti, guerre, attentati e aggressioni, viene ormai usata per tutte le forme di trauma a partire come la paura dell’abbandono, le pene d’amore o ancora l’ansia, stress post-traumatico, DOC, fobie, insonnia...

Come vengono elaborati dal cervello gli shock emotivi?

Ogni notte il cervello passa in rassegna gli eventi della giornata e memorizza i più importanti. Ciascun evento attiva diverse zone del nostro cervello, ognuna delle quali si occupa di qualcosa: la vista, l’udito, l’olfatto e le emozioni provate. Questi parametri sono quindi registrati nella memoria, il nostro hard disk, noto come “ippocampo”. Una volta registrati qui, le zone si disattivano, “liberano lo spazio sul disco” e passano ad altro.

🤯 In caso di shock emotivo, il sistema si blocca. L’amigdala, zona che gestisce le emozioni che sentiamo, arresta gli eventi nel presente. Si rivivono quindi ripetutamente le stesse emozioni negative altrettanto intensamente che il primo giorno. È quello chiamiamo un “ricordo traumatico”.

Mente umana

➡ L’idea è quindi di liberarsi di questi ricordi e farli passare nella corteccia cerebrale. Il paziente non dimentica il ricordo ma l’informazione è trattata in modo diverso dal cervello. Il ricordo è meno presente.

Come agisce sul cervello l’EMDR?

È nella fase di sonno paradossale che i traumi si aggrappano alla memoria. L’idea è quindi quella di riprodurre il movimento che fanno normalmente gli occhi quando dormiamo con una stimolazione bilaterare degli stessi. Il paziente è invitato a seguire con lo sguardo il dito o la bacchetta che sposta il medico da destra a sinistra in maniera ripetitiva. Durante la consultazione, il medico e il paziente identificano un ricordo particolarmente traumatizzante e l’immagine più forte legata a questo trauma. Successivamente comincia la stimolazione bilaterale. Lo psicologo fa alternare serie di movimenti oculari diversi se si parla o si resta in silenzio.

L’idea è quella di stimolare gli emisferi cerebrali coinvolti per avere accesso alle informazioni bloccate legate ai traumi: immagini, suoni, odori, sensazioni ecc. All’inizio della stimolazione il paziente sente le sensazioni negative del trauma evocato, poi lo spirito vagabonda fino a trovare altri ricordi, ricordi più gioiosi stavolta. Il professionista lavora quindi su questi ricordi gioiosi. L’obiettivo è riprogrammare il nostro cervello associando ricordi piacevoli al ricordo traumatico.

➡ Nel corso delle sedute le sensazioni diventano sempre più piacevoli, il ricordo traumatico perde di intensità, si affievolisce. Ricorda inoltre che il professionista può utilizzare altri pannelli sensoriali come il tatto, stimolando il paziente con un tocco alternato ripetuto, o come l’udito, grazie a cuffie che emettono suoni in alternanza tra orecchio destro e sinistro. Il numero di sedute dipenderà dal trauma e dalla capacità del paziente di calmarsi.


Il consiglio della redazione: non aspettare troppo

Non lasciare che i fantasmi del passato infestino il tuo futuro. Se ti sembra di non riuscire a liberarti da solo da quest’ombra perché il dolore è troppo profondo, non esitare a consultare un professionista.


🤗 Capirsi, accettarsi, essere felici... Qui e ora! 
#BornToBeMe


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