Relazioni tossiche in famiglia: come starne alla larga?

Non riesco a credere di essere nata sotto una cattiva stella solo a causa della mia famiglia che, ammettiamolo, è lungi dall’essere perfetta. Quando mia madre non mi fa sentire in colpa, ci pensa mio padre a sminuirmi ed a paragonarmi alla sorella che non ho mai avuto. Per essere felice e sfuggire a questa relazione "tossica", ho dovuto prendere delle misure, poi le distanze. Ti racconto come ho imparato a stare alla larga dai miei genitori nocivi.

Sommario : 

Fin dalla nostra più tenera infanzia, i nostri genitori ricoprono un ruolo importante: quello dei nostri modelli. Ci identifichiamo in loro e valutiamo la nostra persona in relazione alla stima e alla considerazione che hanno su di noi e, di solito, non si lasciano scappare questa grande opportunità! Da che ho memoria, i miei genitori non mi hanno mai veramente apprezzata. A sentirli, non valevo poi così tanto.

Relazioni tossiche in famiglia: prenderne atto

Dev'esserci per forza qualcosa nei nostri geni che fa amare incondizionatamente i nostri genitori. È per questo forse che inizialmente tendiamo a trovar loro delle scuse. “Mamma si arrabbia con me perché è stanca...”. “Papà non è paziente perché a sua volta suo padre non lo era... “. Solo che nessun bambino dovrebbe pagarne le conseguenze. Cullata dall'illusione che i miei genitori fossero semplicemente iperprotettivi e che questa fosse l’unica forma attraverso la quale l'amore si manifestasse, ci ho messo tempo a realizzare che si trattava in realtà di una relazione tossica.

Certi segnali non mentono mai, i miei genitori avevano l’abitudine di farmi sentire in colpa dalla mia più tenera età. Durante tutto il mio percorso scolastico, davano peso solo ai miei errori e pretendevano che stessi sempre sull’attenti. Dire la mia? Non ci pensavo nemmeno. E poi non avevo neanche il tempo di farlo perché loro passavano le giornate a sminuirmi ed a paragonarmi agli altri che erano, guarda caso, sempre più educati o intelligenti di me.

Dominatore, critico, manipolatore, o addirittura violento, un genitore “tossico” può ricorrere a gesti o parole che possono traumatizzarti per il resto dei tuoi giorni.

Insultata malamente da ogni dove, sapevo dentro di me che non mi sarei mai sentita appagata se la situazione non fosse cambiata. È così che è scattata la scintilla. In un secondo momento, anch'io ho il progetto di mettere su famiglia, e in un contesto simile, è praticamente impossibile. Al cuore bisogna dare del tempo per accettare ciò che la ragione ha già saggiamente colto. Per quanto ci volesse, dovevo fare qualcosa per salvare la nostra relazione, o almeno salvare me stessa.

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Relazioni tossiche in famiglia: non reagire mai!


Citazione

"Anche la più vile delle calunnie non riesce ad infangare una reputazione senza macchia"


Questa citazione era diventata il mio mantra. Avevo deciso di non lasciarmi condizionare dai commenti negativi dei miei genitori. All’inizio, la mia reazione poteva essere riassunta in queste 3 fasi: perdita di controllo, chiusura in me stessa, pianto. Cominciando a fare orecchie da mercante, ho risparmiato tempo e denaro (per i pacchetti di fazzoletti). Sentivo che si agitavano e che emettevano dei suoni con la bocca, ma non ascoltavo. E soprattutto, non reagivo. O perlomeno, non a caldo. La reazione avveniva di solito quando ero stressata, particolarmente urtata o offesa. Qui, me ne infischiavo altamente!

Lo scopo di questo stratagemma era quello di non dare più l’impressione di essere ferita dal loro comportamento, di restare tutta d’un pezzo e soprattutto di non cedere ai loro ricatti (la loro ultima speranza, ai quali ricorrevano quando si accorgevano di non aver raggiunto il loro scopo…). Quando impari a dare meno importanza al giudizio degli altri, ti senti molto meglio. Spesso ti rimprovereranno di essere cambiato/a, quando in realtà avrai solo capito cosa era giusto per te.

Ma attenzione, ignorare e non lasciarsi colpire dai loro attacchi non deve renderti un animale indifeso. Infatti, di fronte ad un paragone, ad un’osservazione fuori luogo o ad un’accusa a torto, io rispondevo eccome! Era senza dubbio un’attività stancante vista la mole degli insulti che ricevevo, ma più mi imponevo, più acquisivo fiducia in me stessa. Era il momento giusto di cominciare ad usare la prima parola che avevo imparato da piccola, quel famoso “no”, tanto facile da articolare quanto difficile da pronunciare. E quando facevano finta di non capire questa parola, seppur così semplice, mi sentivo sempre più forte.

In alcuni casi la distanza è l’unico rimedio

Ho notato che la relazione tossica con i genitori era particolare, un rapporto di amore e odio in perenne contrapposizione. Se tagliare il cordone era stato difficile, immagina quanto lo possa essere tagliare i ponti... solo l'idea mi terrorizzava. Per quanto “tossici”, rimangono pur sempre i miei genitori! Ma bisogna avere il coraggio di lasciarsi alle spalle certe cose. Soprattutto quando non siamo minimamente ascoltati e capiti. Quando le parole non sortiscono alcun effetto, sono le azioni che fanno reagire. Smettere di chiamarsi e di vedersi per un mese, un anno, o il tempo che ci vorrà, è una decisione tanto difficile quanto liberatoria. Chissà, a volte perdersi è il miglior modo per ritrovarsi! Nel frattempo, forse avranno riflettuto o iniziato una terapia...

Sbarazzarsi della loro influenza

Si potrebbe pensare che un genitore “tossico” ci danneggi solo quando è presente fisicamente lì con te, ovvero tutti i giorni per almeno i primi 18 anni della tua vita, durante gli eventi importanti, o quando si autoinvita a casa tua. Ti confermo che non è proprio così. Ho sentito così tanti “sbrigati!”, “non piangere!” e “poverina, sei solo una nullità”, che queste parole risuonano ancora nella mia testa. Come se una voce interiore mi ripetesse e mi ricordasse in ogni istante la mia inutilità. Ero arrivata al punto di autogiudicarmi. Anche da assenti, i miei genitori continuavano a rovinarmi la vita. La secondo scintilla: ero diventata “tossico” come loro.

L'obiettivo era chiaro: mettere a tacere quella vocina affinché la mia diventasse più forte

I “sbrigati” che sentivo non appena mi mettevo a discutere nei negozi sono diventati dei “scelgo di prendere il mio tempo perché a differenza dei miei genitori, ho voglia di approfittare del presente, di coglierne l’attimo”

Per quanto riguarda i “non piangere” li ho trasformati in “sei un essere umano, hai il diritto di poter esprimere i tuoi sentimenti”. Dopotutto, è meglio essere ipersensibile che duro come un muro.

Per i “sei solo una nullità” invece, lascio parlare i filosofi al mio posto: “errare è umano”. Per dirla tutta, commettere degli errori lascia sempre un margine di miglioramento!

Parlare per stare meglio...

È inutile nasconderlo: questo lungo lavoro interiore su di me è stato complicato perché, dal mio punto di vista, credevo che i miei genitori avessero ragione poiché erano il mio unico modello. Consultare uno psicologo mi ha aiutata a vedere la situazione da un'altra angolazione, la mia, e mi ha permesso di non mollare la presa. Parlare con lui/lei di tutto quello che ho tenuto dentro per anni mi ha fatto veramente bene. Scrivere delle lettere per dire ai miei genitori tutto quello che avevo provato, o fare lo stesso esercizio oralmente parlando davanti ad una loro foto, può sembrare riduttivo, ma credetemi, è una vera e propria valvola di sfogo. E spero che la mia storia aiuti chi ne ha bisogno.


Il consiglio della redazione : non sentirti in colpa, non è colpa tua!

Se sei stato il/la figlio/a di cui parlavamo più in alto e sei consapevole che il rapporto con i tuoi genitori ti impedisce di crescere, è molto importante che tu sia consapevole anche del fatto che non è colpa tua! Secondo Marie-Charlotte Lanta, coach esperto in Intelligenza Relazionale, il bambino non è mai responsabile di una relazione “tossica”, anche se riceve innumerevoli rimproveri che lo colpevolizzano anche quando non ha nessuna colpa. È la relazione in sé che è malata.



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La Redazione Wengood

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