L’Afantasia: chi non riesce a immaginare

Aggiornato il da Amelia Lombardi

Ho una fervida immaginazione, adoro inventare storie e dar loro vita con luoghi e personaggi. Spesso sono anche delusa dagli adattamenti dei libri in film, poiché si scontrano con l’estetica particolare che avevo creato nella mia testa. Pensavo che fossimo tutti capaci di farlo ma in realtà certe persone non riescono a visualizzare immagini nella loro testa. Tutto ciò ha un nome ben preciso, l’afantasia. Cosa significa? Da dove viene? Approfondiamo insieme lo “spirito cieco”!

L’Afantasia: chi non riesce a immaginare
 
 Sommario

Cos’è l’afantasia?

Il termine “afantasia” è apparso per la prima volta nel 2015. Viene dal greco phantasie che significa “immaginazione”. L’afantasia è stata descritta per la prima volta nel 1880 da Francis Galton, ma questo disturbo neurologico raro resta ancora oggi molto sconosciuto. Inoltre, non sono la sola a cadere dalle nuvole quando scopro che non tutti riescono a visualizzare immagini nella propria testa. Ovviamente lo stesso discorso è valido anche al contrario, chi soffre di afantasia fa difficoltà a credere che sia possibile farlo! L’ennesima prova che sappiamo ancora troppo poco sul funzionamento del nostro cervello 😳.

L’impossibilità di avere immagini mentali

È stato stimato che tra il 2 e il 5% della popolazione è affetto da afantasia. Queste persone non riescono a generare alcuna immagine mentale, anche qualcosa di già noto: il viso di una persona cara, la propria casa ecc. Potrebbe intaccare anche la memoria, poiché non è possibile visualizzare un’immagine che rappresenta un ricordo.

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Fai il test dell’afantasia

Se stai leggendo questo articolo, forse ti fai delle domande sulla tua afantasia. 🤔 Un test semplice e infallibile per comprendere il funzionamento del nostro cervello consiste nel creare un’immagine mentale!

Per farlo, bisogna pensare concretamente a un’immagine, come un paesaggio: la zona in cui siamo andati l’ultima volta in vacanza o la vista dalla finestra della tua camera.

Paesaggio

✅  Se ci riesci: il tuo cervello può generare immagini mentali.

❌ Se resti “nel buio”: l’immagine non compare poiché il nostro cervello non è capace di ricostruirla.

Quali sono i sintomi?

Le persone affette da afantasia spesso non si rendono conto di questo disturbo 😲. Si pensa generalmente che le difficoltà siano dovute a una cattiva memoria, scarsa attenzione, mancanza di immaginazione ecc. Questo disturbo neurologico non si manifesta sempre allo stesso modo. È possibile soffrire solo di un’assenza parziale di immagini mentale che riguardano i sensi (olfatto, tatto, udito ecc.).

Un’altra cosa da notare nel test dell’afantasia è l’incapacità di recuperare i ricordi. C’è qualche frammento che può tornare in testa, ma non è semplice ricostruire il passato attraverso le immagini come chiunque altro. Lo stesso vale per i sogni, non ci sono immagini mentali, ma solo tracce emotive o concettuali.  

⚠️ Ci sono altri disturbi che si affiancano all’afantasia, come la prosopagnosia (l’impossibilità di riconoscere i visi)!

Perché certe persone non riescono a generare immagini mentali?

La prima cosa da chiedersi è proprio perché certe persone non riescano a servirsi della propria immaginazione. Da cosa deriva 🧐? Sfortunatamente la causa neurologica è oggi ancora sconosciuta. Spesso si nasce con l’afantasia, ma questo disturbo potrebbe sopraggiungere anche in seguito ad una lesione cerebrale dopo un incidente.

➜ Ci sono comunque due ipotesi:

👉 L’afantasia è nota come “spirito cieco” poiché, in un certo senso, è come soffrire di una cecità parziale. Gli occhi vedono ma non riescono a trasmettere l’immagine mentale percepita e a “imprimerla” in maniera perenne nel cervello. Come le persone totalmente cieche dalla nascita, le persone che soffrono di afantasia possono descrivere e tradurre un sentimento senza “vedere” davvero.

👉 Certi studi stanno approfondendo l’argomento per capire se si tratti di un problema di percezione delle immagini. Gli occhi producono l’immagine ma il cervello non ne prende coscienza.  In questo caso, si tratterebbe di un problema di connessione di retroazione proveniente dalla corteccia frontale.

Quali sono le conseguenze dell’afantasia?

Le conseguenze sono senza dubbio numerose, ma ce n’è una in particolare che è stata messa in evidenza da alcuni ricercatori australiani. In uno studio pubblicato nella rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, è stato dimostrato il legame tra immaginazione ed emozioni.

Proponendo a delle persone affette da afantasia delle storie horror, i ricercatori si sono resi conto che non c’era nessun sentimento di paura. La ragione? I soggetti non riescono a formare l’immagine nel proprio cervello e non si genera quindi nessuna forma di ansia. I risultati dello studio hanno quindi provato che esiste un legame concreto tra ciò che visualizziamo mentalmente e ciò che sentiamo.

🧠 L’impatto delle emozioni sul cervello è stato un argomento a lungo discusso e spesso abbiamo sentito parlare di cervello rettiliano.

Difficoltà relazionali ed emotive?

Joel Peason, l’autore principale dello studio australiano, spiega che la mancanza di emozioni legata alle immagini mentali è la più grande differenza tra una persona afflitta da afantasia e il resto della popolazione. È possibile fare un parallelo con la sindrome di Asperger, che presenta alcune similitudini con le conseguenze dell’afantasia. Questo può creare delle difficoltà nelle relazioni sociali a causa di una cattiva gestione delle emozioni, rispetto ai ricordi. Anche la comunicazione è più complessa a causa della mancanza di proiezioni.

In ogni caso non tutti vivono l’afantasia nello stesso modo! Certe persone non si rendono neanche conto di questa differenza neurologica. Non si tratta di una malattia, ma di un modo diverso di pensare e trattare le informazioni da parte del cervello 🤗! E almeno questo permette di vivere appieno il presente, visto che i ricordi sono più concettuali.


Il consiglio della redazione: una cattiva gestione delle emozioni

Ormai sai un sacco di cose sull’afantasia. Come dicevamo prima, ognuno la vive a modo suo, ma talvolta si possono creare delle difficoltà nelle interazioni sociali. Ecco perché prendere appuntamento con un professionista è una buona idea!

🤗 Capirsi, accettarsi, essere felici... Qui e ora!

#BornToBeMe


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Fonte: ilpost.it - alessandrodeconcini.com

Articolo suggerito da Amelia Lombardi

La scrittura è un mezzo di espressione meraviglioso di cui non posso fare a meno. Mi ha permesso di incanalare la mia ipersensibilità e amo scrivere di psicologia e sviluppo personale. La comprensione di sé è il modo migliore per andare avanti!

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