Prossemica e distanza di sicurezza: qual è quella giusta?

Aggiornato il da La Redazione Wengood

Hai già sentito parlare della prossemica? Si tratta della distanza di sicurezza che regola le diverse interazioni sociali. Questa distanza varia secondo diversi criteri. Quali sono? In che modo il Covid ha avuto un impatto su queste distanze? Ecco le risposte della psicologa Delphine Py.

Prossemica e distanza di sicurezza: qual è quella giusta?

Che cos'è la prossemica?

Nel 1963 l’antropologo americano Edward T. Hall introdusse il termine “prossemica” per indicare « l’insieme delle osservazioni e delle teorie riguardanti l’uso che l’uomo fa dello spazio ». Egli osserva che l’uomo stabilisce una distanza di sicurezza in base alle differenti relazioni sociali. Questa distanza può variare secondo diversi criteri:

  • Il livello d’intimità tra due persone che interagiscono.
  • La cultura: per esempio, la distanza è quasi inesistente in Marocco mentre è molto marcata in Giappone.
  • L’immagine che si ha del proprio interlocutore: ci avviciniamo di più alle persone che sentiamo essere maggiormente amichevoli.
  • Lo status sociale e gerarchico dell’interlocutore: ci affianchiamo più facilmente a qualcuno appartenente al nostro stesso status sociale.
  • Il compito da svolgere: in un lavoro di gruppo, viene privilegiata la posizione “fianco a fianco”. Al contrario, in un contesto competitivo, viene più spesso adoperato il “faccia a faccia”.

Distanziamento sociale

Si tratta dunque della giusta distanza per sentirci a nostro agio negli scambi sociali.

Ecco le differenti distanze analizzate:

  • Distanza intima (da 15 cm a 45 cm : per gli abbracci e i sussurri).
  • Distanza personale (da 45 cm a 1,35 m : per gli amici).
  • Distanza sociale (da 1,2 m a 3,7 m : per i conoscenti).
  • Distanza pubblica (oltre i 3,7 m : per parlare davanti a un pubblico o interpellare qualcuno).

La prossemica durante il Covid

La pandemia ha stravolto i contatti sociali e la prossemica. Durante il primo lockdown, le relazioni sociali reali sono state quasi totalmente sospese e, nelle rare occasioni di comunicazione, i contatti erano vietati  (baci, le strette di mano, etc…). Le distanze intime e personali sono state dunque eliminate (fatta eccezione per le persone conviventi), provocando un generale malessere. Ci siamo dovuti ingegnare per trovare nuovi modi di interagire all’interno della società. Abbiamo visto comparire nuovi gesti di saluto:

  • L’Ebola handshake", ovvero un colpo di gomito introdotto durante l’epidemia di Ebola.
  • Il “footshake”, cioè un saluto con i piedi.
  • Il cenno con la mano.

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Tutti questi nuovi gesti di saluto hanno un unico obbiettivo: reintrodurre la distanza intima e personale. Questo ci dimostra fino a che punto l’uomo ha bisogno di contatto umano e di vicinanza.


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