Gratificazione al lavoro: perché ne abbiamo bisogno?

Aggiornato il da Ginevra Bodano

Stavo svolgendo un tirocinio accademico quando un bel giorno la mia responsabile mi disse: “al lavoro, non è necessaria la riconoscenza del proprio superiore. Se veniamo pagati, vuol dire che facciamo il nostro lavoro e dovere, non c’è bisogno di altro.” Sul momento questa frase mi è sembrata molto giusta, piena di buon senso. Qualche anno più tardi, però, mi è capitato un responsabile che si, mi pagava, ma passava le giornate a umiliarmi, sminuirmi, gridarmi contro... Ho capito che tutte queste umiliazioni non valevano il mio stipendio. La gratificazione aul luogo di lavoro è una componente essenziale della vita e del benessere lavorativo.

Gratificazione al lavoro: perché ne abbiamo bisogno?
 
 Sommario

Che cosa si intende per "gratificazione al lavoro"?

Per ogni dipendente, la gratificazione è una componente essenziale del proprio benessere e della propria realizzazione in ambito lavorativo. Infatti, un dipendente che si impegna, fa degli sforzi e fa bene il suo lavoro ha bisogno di avere dei riscontri, che si tratti di semplici complimenti fino ad arrivare ad un aumento o una promozione.

➡ La gratificazione permette al dipendente di rendersi concretamente conto del fatto che il suo impegno, il suo contributo e i suoi risultati vengono considerati, riconosciuti e valorizzati, tutte componenti che danno senso e valore alla concezione che il dipendente ha del suo lavoro.

Sentirsi valorizzati: un bisogno essenziale!

Perché abbiamo bisogno che ci venga riconosciuto il nostro lavoro? Innanzitutto perché giova alla nostra salute. Infatti, cosa c’è di meglio del sentirsi valorizzati e apprezzati? La gratificazione al lavoro aumenta l’autostima, permette di rimanere concentrati e motivati e ci spinge a superare i nostri limiti. Questa è un’attitudine vincente da entrambi i lati, sia per il dipendente che per il datore di lavoro. Di conseguenza, la gratificazione è ancora più importante di quanto si possa immaginare: i dipendenti che non si sentono gratificati hanno maggiori possibilità di sviluppare dei disturbi psicologici nel corso della loro carriera.

Dunque, sia i dipendenti che i responsabili dovrebbero tenere a mente l’importanza della gratificazione professionale. Complimentarsi, aiutarsi a vicenda, riconoscere il proprio valore tra colleghi è ugualmente importante. Infatti, questo permette di mantenere un ambiente lavorativo positivo e propizio, che stimoli la creatività, la motivazione, la collaborazione, l’autonomia, l’intraprendenza del correre un rischio, e all’interno del quale tutti si sentono liberi, al proprio posto, sicuri di sé.

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Come esprimere la propria gratitudine?

Come abbiamo visto, la gratificazione è importante per poter lottare contro il malessere al lavoro. I superiori o i datori di lavoro devono, a priori, evitare di pensare che i loro dipendenti siano dei bambini avidi di complimenti. La gratificazione professionale è una forma di gentilezza necessaria, dona un po’ di umanità alla gerarchia del lavoro e dà al dipendente un sentimento di appartenenza al gruppo (essenziale per gli esseri umani) e gli permette di restare motivato per svolgere al meglio il suo lavoro. Non c’è dunque alcuna ragione per privarsene, ancor più se consideriamo il fatto che anche i responsabili hanno bisogno a loro volta di questa gratificazione… che non riceveranno mai se l’ambiente lavorativo è colmo di tensioni e negatività.

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Distinguiamo 4 forme di riconoscenza:

1) La gratitudine esistenziale: in questo caso ci si concentra sull’individuo in quanto persona e non in quanto dipendente dell’azienda. Questa gratitudine risponde al bisogno di sentirci vivi e di esistere semplicemente in quanto persone.

Come fare? Salutare sempre, conoscere il nome dei colleghi, interessarsi della loro salute, delle loro passioni, etc.

2) La gratitudine per il lavoro svolto: si tratta di tutto ciò che riguarda il modo in cui il dipendente esercita il suo lavoro, oltre alle sue competenze, le sue qualità professionali e la sua attitudine.

Come fare? Congratularsi per le opinioni palesate durante una riunione o per una buona idea, ringraziare per il lavoro svolto e per la costante qualità dei risultati.

3) La gratitudine per l’impegno al lavoro: in questo caso si tratta piuttosto della partecipazione, del contributo del dipendente indipendentemente dai risultati ottenuti.

Come fare? Dare un premio di produttività per il lavoro svolto e gli sforzi fatti, accettare o anticipare delle richieste (formazioni, materiale, cambiamento d’orario, ferie, etc..) 

4) La gratitudine per i risultati: in questo caso ci si congratula per i risultati ottenuti, il rendimento, il raggiungimento dei potenziali obbiettivi.

Come fare? Aumentare lo stipendio, congratularsi davanti a terzi o altri componenti della gerarchia.

Perché non ricevo la gratitudine che merito?

Non ricevere un minimo di gratitudine da parte del proprio responsabile non significa necessariamente che quest’ultimo non sia soddisfatto del tuo lavoro. Ma perché non ti dà nessun riscontro positivo?

  • Non ha tempo oppure subisce la pressione della propria gerarchia e non può concentrarsi sui tuoi sforzi.
  • Non vuole lasciare tracce. I tempi sono duri, e se un giorno la tua azienda dovesse decidere di licenziarti, alcuni responsabili hanno paura di lasciare delle prove che potrebbero rivoltarsi contro di loro.
  • Crede che il tuo stipendio sia già un segno di gratificazione professionale. Come diceva la mia responsabile del tirocinio accademico, non c’è bisogno di congratularsi con qualcuno che si paga per del lavoro ben fatto.
  • Pensa che la gratitudine professionale sia un capriccio da persona immatura.
  • Punta tutto sulla sua autorità e congratularsi con i suoi dipendenti corrisponderebbe ad abbassarsi al loro livello. Infatti, non c’è da stupirsi se la generazione Y soffre di malessere al lavoro!

Come lottare contro l’assenza di gratitudine?

E una sgradevole sensazione quella che vivono le persone che, pur consapevoli di fare bene il loro lavoro, degli sforzi che compiono ogni giorno, di farsi in quattro, non ricevono un minimo di riconoscenza. Poco a poco, queste persone arrivano ad avere l’impressione di non provare più un minimo di piacere o motivazione che le spinga a lavorare, e la frustrazione guadagna sempre più terreno. Tuttavia, non è mai troppo tardi per entrare in azione!

1) Chiedersi che ruolo ricopre il lavoro nella nostra vita

È bene fare una piccola analisi personale e cercare di capire se il lavoro occupa un posto troppo grande nella propria vita. Dopo tutto, se gli sforzi non vengono riconosciuti, perché non mollare un po’ la presa, o magari dare la priorità alla propria vita personale?

2) Congratularsi con se stessi

Prima di ottenere della gratitudine da parte del proprio responsabile, bisogna riconoscere il proprio lavoro e congratularsi con se stessi. Un lavoro ben fatto deve farci sentire soddisfatti. Spesso rimaniamo troppo legati agli anni della scuola, quando dopo aver preso dei bei voti correvamo a casa soddisfatti. Se il manager non riconosce il nostro lavoro, tocca a noi apprezzare i nostri sforzi e congratularci con noi stessi.

3) Parlarne

La comunicazione è essenziale in tutti gli ambiti della vita. Al lavoro, bisogna cercare di creare un clima propizio e favorevole agli scambi. Bisogna comunicare agli altri quando si incomincia un lavoro e quando lo si finisce. Non c’è bisogno di cedere all’autoglorificazione, è sufficiente dire che sono stati raggiunti i risultati prestabiliti o magari chiedere dei riscontri su un lavoro in corso d’opera, condividendo il merito con le persone che hanno collaborato al progetto. È bene tentare in tutti i modi d'instaurare un ambiente di lavoro sano e sereno.

4) Congratularsi con i colleghi

È proprio vero che il positivo attira il positivo e che essere gentili al lavoro può dare i suoi frutti. Non bisogna esitare a complimentarsi con i propri colleghi, a congratularsi, a ribadire i loro meriti. Sicuramente loro faranno altrettanto. E se non dovesse essere così, pazienza, a quel punto l’autoglorificazione sarà più che giustificata e accettata!

Se, malgrado tutto ciò, continui a provare malessere al lavoro, prendi il coraggio a due mani e chiediti se è il caso di prendere in considerazione un cambiamento nel percorso della tua carriera.

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Il consiglio della redazione – Quando la gratitudine non arriva mai…

Il bisogno di gratitudine è del tutto normale ma, attenzione, non deve diventare un’ossessione e non deve spingerti a cambiare i tuoi valori o le tue opinioni al solo scopo di ottenere riconoscenza da parte dei tuoi superiori. Nei casi peggiori, quando questa gratitudine non viene mai appagata, questo può portare verso una grande sofferenza o addirittura verso una depressione. In tal caso, ricorda di non esitare a contattare un professionista.


Articolo suggerito da Ginevra Bodano

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