Sindrome del salvatore: cosa nasconde questa smisurata empatia?

Aggiornato il da La Redazione Wengood

Ho avuto spesso la sensazione di dover aiutare la mia famiglia o gli amici, anche fino allo sfinimento. Spesso mi preoccupo per loro, a volte interferisco anche nelle loro scelte. Comunque, da quando me l’hanno fatto notare, ho capito che era troppo. Non riuscendo a salvare se stessi, si finisce per voler salvare gli altri a tutti i costi, risultando spesso invadente.

 
 Sommario

Cosa nasconde la sindrome del salvatore?

🙇‍♀️I salvatori sono persone che fanno di tutto per aiutare gli altri, arrivando perfino a dimenticarsi di se stessi e mettendo anima e corpo. Si parla di sindrome del salvatore quando questo bisogno di aiutare gli altri condiziona la relazione. Effettivamente, dietro l’empatia e il buon cuore, si nasconde molto spesso una scarsa fiducia in se stessi. Anne-Victoire Rousselet, psicologa, spiega che i salvatori esistono solo attraverso l’aiuto che danno agli altri in una forma di codipendenza. Quando si vuole assolutamente aiutare gli altri, significa che si ha una scarsa stima di sé e si cerca di trasmettere un’immagine positiva attraverso gli occhi degli altri.

🔍 Amore, amicizia, riconoscenza, appartenenza… Tutte cose incoscientemente ricercate da colui che ha bisogno di esistere attraverso gli occhi degli altri.

Buone intenzioni soffocanti

Il problema è che nella maggior parte dei casi gli amici e la famiglia non avevano chiesto aiuto e questo potrebbe generare l’effetto inverso, ovvero il conflitto. I salvatori sono realmente preoccupati per chi li circonda, non si rendono conto dell’aspetto narcisistico che si nasconde dietro il buon cuore. Il problema nasce quindi quando si trovano davanti a qualcuno che non desidera ricevere aiuto, qualcuno che non vuole essere “salvato”.

😞 Di conseguenza, il salvatore non ha la controparte incosciente sperata, è condannato a crogiolarsi nella delusione avvicinandosi alla sindrome di Calimero “faccio sempre tutto per gli altri e gli altri non fanno mai niente per me”.

Una cattiva costruzione di sé

All’inizio della relazione, di qualsiasi natura essa sia, il salvatore si mostra di buon cuore ed è soddisfatto del suo altruismo. Però, con il passare del tempo, ci si sente spesso delusi, infelici e criticati. Questo accade perché si ha una cattiva costruzione di sé visto che ci si aspetta costantemente qualcosa in cambio. Ci si sente rifiutati, si perde autostima ed energia. Di conseguenza, si ha la sensazione di essere emotivamente e psichicamente affaticati, come spiega Anne-Victoire Rousselet.

I tratti tipici del salvatore

La sofferenza degli altri è intollerabile se si soffre di questa sindrome. È come se si percepisse il riflesso doloroso della propria sofferenza. I salvatori hanno la tendenza a fare le seguenti cose:

  • Voler aiutare tutti in qualsiasi situazione (lavoro, famiglia, amici);
  • Voler risolvere i problemi degli altri;
  • Essere attratti dalle persone che soffrono, ansiose o depresse;
  • Voler migliorare la situazione degli altri, aiutare o cambiare le cose per loro.

Infanzia rubata

Solitamente la sindrome del salvatore affonda le sue origini nell’infanzia. Si tratta di persone che, da piccole, hanno dovuto assumere il ruolo di padre o madre per i propri genitori o per un altro membro della famiglia. Gli psicoterapeuti Laurie Hawkes e Stéphanie Haxhe, parlano più precisamente di uno squilibrio affettivo o psicologico. I genitori hanno dovuto aiutare un genitore malato o fare da genitore in una famiglia numerosa, affrontare episodi di violenza ecc.

⚠️ Il problema è che questo ha un enorme impatto sulle relazioni con gli altri, c’è sempre uno squilibrio. I salvatori non riescono a lasciarsi andare…

Come sbarazzarsi del ruolo di salvatore?

Nessuno è immune a questa sindrome visto che riguarda la fiducia. Comunque, ci si rende conto del tentativo di salvare gli altri quando questi ce lo fanno notare. A questo punto, è necessario iniziare un’introspezione e rimettersi in discussione per capire che l’aiuto non è soltanto legato all’empatia. Si tratta di un meccanismo cognitivo che è possibile riequilibrare ⚖️.

Si deve quindi lavorare sull’autostima e l’amor proprio. I salvatori devono capire che non devono essere amati per l’aiuto che apportano ma per chi sono realmente. In un primo momento, bisognerà identificare i propri bisogni e la propria incapacità nel ricevere dagli altri. In un secondo momento bisognerà confrontarsi con se stessi per trovare le proprie qualità e aiutarsi da soli.

👭 Ritrovare l’equilibrio permetterà di essere più felici nella propria vita e avere relazioni molto più sane.


Il consiglio della redazione: vivere bene con la sindrome del salvatore è possibile!

C’è di peggio che avere il desiderio di salvare gli altri no? Si può benissimo vivere con la sindrome del salvatore, è tutta una questione di equilibrio, di comunicazione, di ascolto dei bisogni degli altri. In ogni caso, se non riesci a trovare l’equilibrio e questo nuoce alle tue relazioni, è importante parlarne a un professionista.


🤗 Capirsi, accettarsi, essere felici... Qui e ora! 
#BornToBeMe


Fonte: https://luigiberlinguer.it

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