È possibile una vita senza abbracci e senza contatto fisico?

Aggiornato il da La Redazione Wengood

È da ormai troppo tempo che viviamo a 1 metro e mezzo di distanza gli uni dagli altri, senza avere contatti fisici e senza poterci abbracciare. È dura non poter stringere tra le braccia le persone che amiamo. Ancor più che gli abbracci sono un’incredibile fonte di benessere. Vivere senza contatto fisico ha un influenza negativa sul nostro corpo e sulla nostra mente; dunque, come adattarsi alla distanza sociale che c’è stata imposta?

È possibile una vita senza abbracci e senza contatto fisico?


 
 Sommario

Il tatto, un senso fondamentale per la nostra salute mentale

Quanti giorni sono già passati senza che tu abbia dato un abbraccio a tua madre, tuo padre o la tua migliore amica? Correre il rischio di mettere in pericolo se stessi e gli altri è fuori discussione; dunque, rispettiamo le distanziazioni sociali. Ci si tocca le braccia, si sfiora la schiena, ma non è la stessa cosa. Infatti, gli abbracci apportano numerosi benefici: sono degli ottimi antistress e antidepressivi, liberano le ossitocine che ci fanno sentire bene e in più il nostro cervello li percepisce come se fossero una sorta di ricompensa. Gli abbracci aumentano la fiducia in noi stessi e ci danno gioia e allegria. Charlotte Jacquemot, ricercatrice presso il CNRS (Centro nazionale di ricerca scientifica di Parigi) presso il dipartimento di studi cognitivi, sottolinea che “il tatto è un senso fondamentale per la salute mentale e per la realizzazione di se stessi”. Una vita senza abbracci può dunque avere un impatto sulla nostra salute mentale?

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La pelle, un organo sensoriale

Quando qualcuno a cui vogliamo bene ci tocca o ci stringe tra le sue braccia (insomma, ci abbraccia), la nostra pelle funziona come un recettore che trasmette le informazioni al cervello; quest’ultimo, attiva il centro del piacere. Perdendo questo contatto, abbiamo perso il conforto che ne deriva, così come gli effetti che gli abbracci sembrano avere sul nostro sistema immunitario. Infatti, uno studio svolto da un gruppo di ricercatori americani dell’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh, ha rilevato che, quando si viene abbracciati, si ha meno possibilità di contrarre virus invernali, di prendersi l’influenza o il raffreddore. L’abbraccio avrebbe dunque dei veri e propri benefici psicologici… tranne in questo periodo, dove invece rappresenta un pericolo.

Verso una società senza contatti?

Toccare gli altri, per noi esseri umani, è un gesto istintivo; più vogliamo bene a qualcuno e più abbiamo voglia di toccarlo. Anche se l’essere umano ha un grande spirito di adattamento, sembra impossibile fare a meno del contatto fisico. Basti guardare il saluto con il pugno, il colpetto di gomito o ancora, il saluto con i piedi. Abbiamo creato dei nuovi contatti, per quanto minimi possano essere, perché ne abbiamo visceralmente bisogno. Il contatto fisico è talmente necessario che arriviamo perfino a infrangere le regole sanitarie. Stiamo attenti ma poi la situazione ci sfugge di mano, perché il contatto è naturale. Ma oltre al fatto di toccarsi, ci manca molto anche il fatto di vivere insieme, condividere le nostre emozioni e le nostre sensazioni, ma anche andare al cinema con un’amica, mangiare insieme ai propri cari, etc.


Il parere della redazione - Non c’è vita senza abbracci

È sempre la stessa storia ; adesso che ci vengono vietati, ci rendiamo conto di quanto gli abbracci e il contatto fisico siano necessari. Quando la situazione diventa pericolosa, gli animali si uniscono in gruppo; oggi ci viene chiesto di fare il contrario, dato che il pericolo è tangibile e, contro ogni intuizione, non è lo sconosciuto che rischia di contagiarci, ma sono proprio i nostri cari, coloro a cui vogliamo bene. Anche se l’essere umano è capace di adattarsi molto velocemente, una vita senza contatto fisico è impossibile; dunque, per il momento, abbiamo inventato nuovi modi per toccarci, per non correre nessun rischio. Presto potremo di nuovo abbracciarci ma, nel frattempo, accontentiamoci di poter vedere i nostri cari e di scambiarci sguardi d’affetto: è già qualcosa!


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